Il 3 ottobre è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche italiane l’attesissimo Joker di Todd Philipps, interpretato da Joaquin Phoenix. Il film era stato presentato il 31 agosto alla 76° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove aveva vinto il Leone d’Oro per il miglior film.
Arthur Fleck vive con la madre Penny in una Gotham City sempre più degradata e scontenta. Lavora come clown per feste e sogna di diventare cabarettista, guardando ogni sera il suo presentatore di Talk Show preferito. Soffre di depressione e di un disturbo che gli causa attacchi di risata improvvisi. Arthur è un emarginato sociale, completamente ignorato da chiunque lo circondi. Le umiliazioni e le violenze che continua a subire lo trascineranno verso un vortice di follia e violenza da cui non vorrà più scappare.
Joker non è il solito cinecomic
Joker, pur avendo come protagonista un personaggio dei fumetti, si allontana molto dai soliti cinecomics. Il film è un’analisi politica, sociale e psicologica di un personaggio e dell’ambiente in cui vive. Molte critiche hanno evidenziato la pericolosità del film, accusandolo di glorificare l’assassino e giustificarne le azioni. Joker è sicuramente un film potente, disturbante, violento e crudo, ma non per questo pericoloso. Con coraggio indaga la psiche umana, cerca di comprendere cosa può spingere un essere umano a compiere atti atroci e brutali, non per giustificarli, ma per contestualizzarli. Nessuno nasce mostro.
Analisi di un serial killer
La regia di Todd Philips (Una notte da leoni, Parto col folle) è quella di un film d’autore. Ogni inquadratura è costruita nei minimi particolari. I colori pastello della fotografia ricordano le pagine dei fumetti.
Quello che più funziona nel film è la scrittura del personaggio protagonista, a cui hanno contribuito Philips, Scott Silver (8 mile, The Fighter) e Phoenix. Distaccandosi parecchio dalle versioni a fumetti, il Joker di Todd Philips viene utilizzato per analizzare a tutto tondo la figura del serial killer. Arthur è un escluso, le persone come lui risultano ripugnanti agli occhi della società, dalla quale non ricevono alcun aiuto, anzi vengono ostracizzate. Man mano che il film avanza, lo spettatore viene a conoscenza delle esperienze che hanno condotto il protagonista fino a questo punto: pezzi di un puzzle che ricostruiscono la mente di un uomo fragile e malato, travolto dalla pazzia e dalla violenza.
Nel sotto-testo della pellicola si percepisce una grande critica alla società attuale, specialmente quella americana, che pretende determinati standard. Dobbiamo risultare sempre perfetti e sorridenti agli occhi di tutti; chi non appare così viene visto come un perdente, un fallito.
La risata tormentata di Phoenix
A contribuire a rendere il personaggio di Arthur Fleck tridimensionale ed efficace c’è l’interpretazione di Joaquin Phoenix (Il gladiatore, Her, Irrational Man). Il lavoro che ha fatto sul personaggio è impressionante. Prima di cominciare le riprese ha perso quasi 25 chili. Ogni suo movimento è studiato nel dettaglio: come cammina, come parla, come balla… Interessante è la risata che ha creato: sguaiata, disperata e tormentata.
Il confronto con gli attori che lo hanno preceduto nello stesso ruolo, specialmente con il Joker di Heath Ledger è inevitabile ma allo stesso tempo inutile: il Joker di Phoenix si allontana molto dalle altre versioni cinematografiche.
Joker centra l’obiettivo
Joker centra il suo obiettivo, trionfando al box office e facendo parlare di sé, nel bene e nel male. È sicuramente un film che bisogna aggiungere al proprio bagaglio culturale, sia per la lezione di recitazione che dà Phoenix, sia per le numerose riflessioni che può avviare.
CONSIGLIATO: Sì
VOTO: 9,5/10